Cosa fare dei nostri dati e account dopo una lunga
latitanza o, peggio, la nostra dipartita? Il motore di ricerca offre la
soluzione
Che succede dopo la morte? Nessuno lo sa
veramente. Cosa succede della nostra vita digitale quando l’abbandoniamo, o per
noia o per improvvisa e involontaria dipartita da questa terra? In realtà,
anche di questo poco si sa, ma Google ha deciso, per quel che riguarda i suoi
servizi, di regalarci qualche certezza. Il motore di ricerca ha infatti
introdotto uno strumento che permette di esprimere le proprie volontà per il
futuro del nostro account. Tecnicamente si chiamaGestione Account Inattivo ,
nome neutro e rassicurante, ma è evidente che funziona come una sorta di
testamento. Permette, infatti, di esprimere ciò che si vuole fare con i propri
dati ospitati sulla rete dopo la morte, o, più semplicemente, quando si decide
di smettere di usare il proprio account per un lungo periodo di tempo.
L’idea si presta a un facile umorismo
(macabro), e se non fosse trascorso da tempo il primo aprile si potrebbe
pensare a una delle molte burle di Google. Ma burla o no, questo tool
risolverebbe un problema serio. Molte persone hanno fatto l’esperienza di un
profilo Facebook che continua a esserci proposto o che occhieggia con il volto
di una persona amica, anche quando questa ci ha, purtroppo, lasciato. Una
situazione che può essere dolorosa e incresciosa e a cui bene ha fatto Google a
porre mano.
“A molti di noi non piace pensare alla
morte - in particolare la nostra,” ha scritto il Product Manager Andreas Tuerk
in un post
sul blog , “ma fare progetti per ciò che accade dopo che te ne
sei andato è molto importante per le persone che si lasciano alle spalle. Così
oggi, stiamo lanciando una nuova funzione che rende facile comunicare a Google
ciò che si vuole fare con le risorse digitali quando si muore o non può più
usare il proprio account”.
Avete idea di quanta parte di voi
galleggia nel mondo virtuale? La soluzione consente di istruire i server su
cosa fare con i vostri messaggi di Gmail, vale a dire una fitta corrispondenza
anche molto personale, i dati del profilo di Google+, i post di Blogger, i file
del disco, le foto dell’album Picasa, magari ricordi imperdibili, i dati di Google
Voice e i video di YouTube. Con pochi clic si può scegliere cosa si desidera
recuperare e cosa affidare all’oblio. Google potrà inviare il pacchetto a
“contatti attendibili”, sebbene resti qualche dubbio sul modo in cui propri
cari riceverebbero tutti i dati della vita online che avevamo affidati a
Google.
Tra le impostazioni a disposizione, c’è il
periodo di tempo di inattività oltre il quale il motore di ricerca avrà il via
libera per cancellare i propri dati: tre, sei, nove o 12 mesi. È chiaro che un
simile strumento consente anche di prevedere una certa pulizia e attenzione
alla privacy, e magari un incentivo a non lasciare languire per troppo tempo i
nostri account, a tutto vantaggio della vivacità dei servizi di Google. Ma
questo è poco rilevante. L’idea di disporre della propria eredità digitale,
senza mettere nei guai i posteri e proteggendo, magari, documenti, testi ed
espressioni che vogliamo scompaiano con noi sembra saggiamente in linea con il
nuovo stile di vita. (La Stampa.it)
L’idea si presta a un facile umorismo
(macabro), e se non fosse trascorso da tempo il primo aprile si potrebbe
pensare a una delle molte burle di Google. Ma burla o no, questo tool
risolverebbe un problema serio. Molte persone hanno fatto l’esperienza di un
profilo Facebook che continua a esserci proposto o che occhieggia con il volto
di una persona amica, anche quando questa ci ha, purtroppo, lasciato. Una
situazione che può essere dolorosa e incresciosa e a cui bene ha fatto Google a
porre mano.


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